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Germania: cresce l'iniquità sociale. Di Ubaldo Villani-Lubelli.

venerdì 29 marzo 2013



All’origine dei successi economici della Germania di oggi ci sono le riforme dell’Agenda 2010 avviata nel 2003 dal governo di Gerhard Schröder. 


La Repubblica Federale è tornata a essere la “locomotiva d’Europa” e ad avere una bassa disoccupazione. Il modello tedesco è diventato così una sorta di pozione magica per la soluzione dei problemi degli altri paesi europei in difficoltà. 

A esattamente dieci anni dall’Agenda 2010, tuttavia, la Germania scopre il lato oscuro di quelle riforme. Il governo tedesco ha presentato nel marzo scorso la relazione sulla povertà (Armutsbericht) dalla quale si evince che il dieci per cento della popolazione possiede il 53 per cento della ricchezza (nel 1998 era il 45 per cento e nel 2003 il 49 per cento), le classi sociali medie possiedono il 46 per cento del patrimonio (era il 52 nel 1998 e il 48 nel 2003) e appena l’1 per cento del patrimonio è concentrato nel restante cinquanta per cento della popolazione. Nel 1998 e nel 2003 il patrimonio di questa fascia sociale arrivava al 3 per cento – si è dunque ridotto di due terzi. I dati non lasciano spazio a grandi interpretazioni: i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ulteriore conferma di questo trend negativo si ricava da altri reports realizzati dallo Statistisches Bundesamt, dalla Fondazione Hans Blöcker e dalla Conferenza Nazionale sulla Povertà (NAK).

Oltre a questi studi c’è un recente libro che ben descrive la profonda trasformazione sociale che sta vivendo la Germania e che sembra riassumere i dati presentati negli ultimi mesi in Germania. Die neue Umverteilung. Soziale Ungleichheit in Deutschland di Hans-Ulrich Wehler (C.H. Beck 2013) è una spietata resa dei conti che non presenta particolari elementi di novità ma interpreta i dati già esistenti sottolineando le numerose lacune del modello economico tedesco.

Lo storico e sociologo, professore emerito all’Università di Bielefeld, ricorda come dall’inizio degli anni Novanta la società tedesca viva un costante processo di iniquità sociale: una piccola parte dei ceti più elevati possiede sempre di più a scapito delle fasce sociali più basse che hanno sempre di meno. È cambiata, in peggio, la distribuzione della ricchezza e soprattutto sono cambiati (sempre in peggio) gli stipendi delle fasce sociali più basse. Wehler si sofferma sulle tante forme di disuguaglianza nella società tedesca: dalle difficoltà delle donne ad affermarsi ai problemi degli anziani ad avere assistenza (ricordiamo che la società tedesca è tra le più anziane al mondo), dalla disuguaglianza delle minoranze etnico-culturali a quella tra Est e Ovest.

Nell’interpretazione dello storico tedesco le disparità sociali in Germania si sono affermate conseguentemente alla convinzione che l’ideologia del libero mercato avrebbe portato ad una equa distribuzione del benessere. La situazione si è ulteriormente aggravata con la recente crisi economico-finanziaria causata dal Turbocapitalismo che non ha fatto altro che aumentare le disuguaglianze sociali. Secondo l’autore è dunque necessario attenuare i processi di radicale gerarchizzazione delle società contemporanea altrimenti il rischio è che l’intero sistema politico possa perdere credibilità in quanto la richiesta di una maggiore giustizia sociale diverrà centrale nel discorso politico. Non è un caso che il candidato socialdemocratico Peer Steinbrück ha annunciato di volere mettere al centrodella sua proposta politica per le prossime elezioni federali la questionedelle disparità sociali.

Lo Statistisches Bundesamt ha pubblicato recentemente un nuovo studio in cui ha confrontato i dati sulla Germania con quelli del resto d’Europa. Se nel territorio federale il rischio di povertà è al 15,8 per cento, la media europea è al 16,9. In Germania il rischio di povertà è dunque inferiore. Repubblica Ceca (9,8 per cento), Olanda (11,0) e Austria (12,6) fanno meglio di Berlino, mentre in basso alla classifica si trovano, tra gli altri, Italia (19,6), Spagna (21,8), Grecia (21,4), Romania (22,2) e Bulgaria (22,3).

Anche se la situazione della Repubblica Federale risulta essere migliore rispetto alla media europea è pur vero che i dati sull’aumento delle disparità sociali non possono essere ignorati. E' preoccupante che proprio la Germania, ovvero un Paese con l'indice della crescita stabilmente in positivo, stia vivendo un processo di aumento delle disuguaglianze sociali. Italia, Spagna o Grecia vivono, al contrario, un generale e complessivo processo di impoverimento.
twitter @uvillanilubelli

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Ubaldo Villani-Lubelli è giornalista free-lance, blogger e ricercatore. Esperto di politica tedesca, rapporti culturali e politici tra Italia e Germania e dell’utilizzo delle nuove tecnologie in politica, scrive per numerose testate online e cartacee. Classe ’78, leccese, laurea e dottorato di ricerca in filosofia, ha svolto numerose esperienze di studio e di lavoro in Germania tra cui al Goethe-Institut di Berlino e di Bad Godesberg, all’Università di Eichstätt, all’Istituto italiano di Cultura e al Consolato italiano a Colonia, all’Università di Bonn e di Colonia. Ha un  blog sulla Germania, Potsdamer-Platz, ed è autore dell’ebook Piratenpartei. I Pirati all'arrembaggio del Bundestag goWare 2012. 

Redazione
 




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