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Gioco d'azzardo: Italia terzo paese al mondo come consumo.

mercoledì 27 marzo 2013

Il settore offre 120mila posti di lavoro, il 4% del Pil nazionale ma produce 800mila malati patologici. Italia prima in Europa.
Analizzare il gioco d’azzardo, per proporre soluzioni: è la meta del convegno “L’azzardo non è un gioco”, promosso dal movimento Identità Cristiana il 25 marzo alla Protomoteca del Campidoglio. Una tavolo comune per mettere in evidenza le ombre di un settore che solo nel 2012 ha prodotto un fatturato di quasi 90 miliardi di euro (+10 % rispetto al 2011), e che offre lavoro a 120mila persone, mobilitando il 4% del Pil nazionale. Un’impresa che funziona,  che se da una parte non risente dalla crisi, dall’altro produce ogni anno 800mila malati patologici, per una spesa procapite di 1.700 euro l’anno, e lascia ampio raggio d’azione alla malavita organizzata.

Quasi un milione di persone, dunque, dipendono dal gioco come si dipende dall'alcool e dalle droghe. Un fenomeno che aumenta coll'aumentare delle piattaforme online, che tolgono anche l'unico beneficio, se cosi' si può chiamare, dell'introito statale, per indirizzarlo verso i privati.

La pressione fiscale cala e salgono i profitti di "Azzardopoli".

Daniele Poto,autore del rapporto “Azzardopoli”, sottolinea che "l’Italia occupa il primo posto in Europa, e il terzo posto tra i Paesi che giocano di più al mondo. Ogni anno investiamo più nel gioco che nella cultura: una degenerazione, la cultura è l’arma principale per combattere il gioco d’azzardo". Spazi aperti all'illegalità, tra le altre pieghe. Italo Marcotti, presidente della Federazione dei concessionari di Bingo, associata a Confindustria, sostiene che "vietare o limitare l’offerta di gioco legale apre ancora di più all’illegalità", e propone di puntare su "normative di controllo, aiuti ai Comuni, tavoli di confronto sui problemi esistenti". Non si fa attendere la risposta di Attilio Simeone, coordinatore del cartello “Insieme contro l’azzardo”: "Oggi le famiglie spendono il risparmio in gioco d’azzardo . I concessionari devono controllare le attività legali, e verificare se non sia il caso di fermare le concessioni".

Monsignor Alberto D’Urso, segretario della Consulta nazionale antiusura, punta l’attenzione sull'educazione."Il gioco è per l’uomo e non l’uomo per il gioco : nell’azzardo si perde la libertà. Dobbiamo denunciare la contraddizione di uno Stato che condanna l’usura ma sostiene il gioco d’azzardo che ne è la causa; opporci alla concezione ludica della vita, educare al lavoro e alla solidarietà". Famiglie e bambini i soggetti più deboli che subiscono gli effetti e pagano i costi affettivi, non quantificabili, di un gioco d’azzardo che "nasce come problema sociale, e diventa problema sanitario", ha spiegato lo psicologo Simone Feder. Un gioco "patologico", come lo ha definito il decreto Balduzzi del 2012, ma di cui spesso, continua Feder, "viene sottostimato il rischio di dipendenza".


Redazione

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