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L'editoriale. La naturale decomposizione del PD.

sabato 6 aprile 2013

In un Italia che ha bisogno di risposte nuove, un organigramma e una mentalità da Prima Repubblica stanno devastando il Partito.

Negli ultimi due mesi gli elettori del Pd hanno vissuto sulle montagne russe.
Dalla certezza della vittoria, alla batosta elettorale.

Dalle petizioni eccitate degli intellettuali, mentre Bersani non si dimetteva come in ogni paese normale, sino all'incarico a quest'ultimo per cercare una modalità per formare un governo.
Mentre  i 5stelle rifiutando 42,7 milioni di euro, costringono tutte le forze politiche a tagliare i finanziamenti alla propria base, cosi' come le cariche istituzionali appena elette; propongono con forza l'abolimento completo dell'indotto statale alle forze politiche, i famosi finanziamenti che il popolo italiano aveva già manifestato, attraverso un referendum mai accolto, di non gradire.
Una proposta che ha toccato anche giornali e televisioni tradizionali, che hanno reagito con eccessi che sono arrivati al ridicolo come "la voglia di distruggere il mondo dedotto da un giochino sul cellulare di Casaleggio" nel delirium tremens dell'editoriale di Scalfari, sino alle isterie da parto dell'Unità.
Intanto Renzi si sfregava le mani, di fronte a tanta cecità che gli apriva le acque del Mar Rosso della direzione del Pd.
Quando la madre di tutti i cattocomunisti, la highlanders delle legislature Rosy Bindi si scomoda, per poi ritrattare, contro il segretario Bersani, il partito si sfascia.
Le ultime voci parlano di una richiesta di Franceschini al Pdl per un governissimo, proprio quello che aveva pronosticato Grillo il giorno dopo le elezioni.
Come sempre, il peccato originale del Pd si ripropone: il distacco dalla realtà sociale dell'Italia, la ricerca della conservazione del potere, coscia o inconscia che sia poco conta.
Più veloce il Vaticano ad eleggere  il Papa, con tutto il suo significato, che un partito italiano a mandare a casa il suo segretario, che durante la campagna elettorale ha dimostrato il suo provincialismo e la mancanza di strategia.
E Renzi e Berlusconi gongolano....

Simone Lettieri

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