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Ostia e Chile. Il tempo immobile, Pasolini e Neruda.

martedì 9 aprile 2013


 


OSTIA: IL TEMPO IMMOBILE

“Antes de la peluca y la casaca
fueron los rios, rios arteriales
fueron las cordilleras en cuya onda raida
el condor o la nieve parecian inmoviles”.

L’incipit del Canto General di Neruda si adagia morbidamente sulle sensazioni più profonde che emana il litorale romano.
Venti chilometri di costa dove avviene un ribaltamento del pensiero umanista.
Il mare, piccoli animali che vivono e muoiono qui da migliaia di anni, la flora e la fauna donano alla natura il compito di osservatore immobile ed eterno. L’emozione che inizialmente entra dentro la pancia è quella di essere ospiti,  attori non protagonisti di un film la cui sceneggiatura è stata scritta milioni di anni fa.
(Solo attraverso un esercizio di profonda immersione e di contemplazione della strada, dei rumori e dei profumi che produce la parte meridionale del litorale di Ostia, si può entrare in contatto con la scrittura del film.)
Natura e umanità viaggiano ora alla stessa velocità, i movimenti frenetici della città lasciano il passo a nuovi bioritmi, lenti, cadenzati, sempre uguali.
Otto cancelli che danno accesso ad altrettante spiagge sono divisi dalla strada principale, dove scorrono le automobili e i ciclisti. In mezzo uno sterrato impossibile da percorrere durante l’estate, perché è il contenitore delle macchine che provengono dalla metropoli. Uno sterrato che collega tutti i cancelli, e in cui si trovano sculture naturali ed artificiali , un’infinità di cartelli esplicativi sulla geologia della zona e pieni di indicazioni per i bagnanti. Una pista per elicotteri, tra il quinto e il sesto cancello. Tanti bagni, spogliatoi, docce. La prima parte del viaggio termina, con l’autobus si torna al centro di Ostia, dove si incontra il Kursaal, bagno storico romano. Sino allo scorso anno, come quasi tutti gli stabilimenti della parte nord di Ostia, fungeva da discoteca. Una piscina in stile olimpionico-futurista , sede di avvenimenti sportivi. Il Kursaal rende nel piccolo ciò che più caratterizza la parte litoranea settentrionale del Municipio 13: i grandi spazi di architettura fascista.
Quelli che si trovano anche in prossimità del porticciolo, dove il romanticismo ispirato dal mare viene amplificato da un chitarrista bulgaro, che su basi predefinite suona i pezzi storici della musica mondiale: da “My way” di Frank the voice Sinatra sino alle danze latinoamericane passando per le ballate tradizionali italiane. Qualcuno si concede il piacere di ballare, qualcuno no. Inutile dire chi tra i due gruppi risulti più empatico e rispettoso dell’arte del bulgaro.

Di nuovo l’autobus, questa volta stracolmo, concede lo spazio ad un “aborigena” di commentare con leggerezza e felicità i luoghi della sua storia, della sua infanzia, dei suoi primi amori. Ostia è anche questo, rispetto alla città: le ragazze son più leggere e come si dice a Roma, “sportive”. Si nota dall’abbigliamento e dalla cadenza della parlata. Con uno slang ancora più periferico si direbbe che sono aggressive, maleducate in un senso diverso dall’etimologia del termine. Una ragazza maleducata significa, per alcuni giovani romani, provocante.

L’autobus porta al parco dove è morto Pasolini , dove la quiete produce reazioni diverse: pace e irrequietezza. L’impressione è che quel posto sia un po’ lo specchio dell’Italia: come svalutare le sue risorse migliori, in questo caso un intellettuale umanamente discusso ma universalmente riconosciuto per la ricchezza della sua produzione artistica.
Sembra ormai tutto visto , quando arriva la sorpresa più bella della giornata: un angolo di mondo che supera le barriere spazio temporali e che potrebbe essere inserito in contesti differenti, le lande  latinoamericane o asiatiche. Eppure è li, sconosciuto alla gran parte delle nuove generazioni dei romani. Case basse, un biliardino, uno spazio sterrato grande, con un campo di calcio a cinque uguale, veramente uguale, a quelli di certi documentari sul Chile o sul Perù. Il mare che si contrae sulla costa, piccoli canali naturali circondati da rocce. Attorno silenzio. Incredibile: due turisti cileni! Per l’ennesima volta il viaggio ripresenta le connotazioni di Itaca, o dell’eterno ritorno. Il Cile di Neruda viene ospitato dall’Ostia di Pasolini. La bellezza non lancia i suoi dardi a caso.

Simone Lettieri

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