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Roma, scandalosa gestione dell'Istituto Geologico Nazionale.

lunedì 1 aprile 2013

Gli oltre 150mila reperti del Museo Geologico Nazionale di Roma sono destinati a non vedere mai la luce e a non essere mai esposti al pubblico, così come accade da 18 anni.


Fino a un anno fa i reperti di inestimabile valore (minerali preziosi, marmi antichissimi, fossili di animali, piante, legni, microorganismi, ma anche scheletri umani delle ere più diverse e tanto altro ancora tra documenti e plastici) erano solo in minima parte esposti in un museo vicino la stazione Termini, provvisorio e quasi mai aperto, la maggior parte delle collezioni, chiuse in centinaia di scatole di legno e messe in magazzino, in attesa che lo Stato ristrutturasse il palazzo dell’Ufficio geologico Nazionale. Un restauro del bellissimo palazzo liberty in centro partito nel 1995 e mai concluso. Racconta Rita Giardi, ex dipendente del Servizio Geologico:“Il ministero del Tesoro di Giulio Tremonti ha pensato bene di inserire l’edificio in una complessa operazione di cartolarizzazione e quindi di venderlo per fare soldi, senza chiedersi: ‘Dove mettere tutti i reperti esposti al suo interno?’”. Oggi l’edificio è di una società che fa capo alla Fintecna Spa (partecipata dallo stesso ministero del Tesoro) ed è vuoto da anni. Le collezioni sono finite in diversi magazzini di enti pubblici. “Dei 150 mila reperti, i soli 17 plastici che abbiamo: valgono 600 mila euro”, dichiara Emi Morroni, direttore del dipartimento attività documentali dell’Ispra, (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Le collezioni sono “migrate” in un altro magazzino dell’Ispra all’Eur, a via Brancati. I reperti non sono esposti e sopratutto rischiano di deteriorarsi irrimediabilmente.

Redazione

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