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Funerali di Don Gallo: No Tav, Fiom, Anpi e contestazione a Bagnasco.

sabato 25 maggio 2013



Genova sembra essersi fermata.Dentro la chiesa del Carmine ci sono persone di ogni età, bambini e anziani, tanti giovani. Il cielo piange: piove con insistenza fino a un’ora prima dell’ultimo viaggio, quando il feretro viene trasferito dalla comunità di “Sanbe” al Carmine. Via Baldi, la strada dell’università che collega la stazione di Piazza Principe al Carmine, trabocca di gente. Una associazione della Val Brembana, giunta in pullman, ha affisso fuori della chiesa questo striscione: “Ciao Gallo, siamo rimasti orfani, ma continueremo a camminare con te”. Il feretro è stato portato a spalla dai portuali: sopra alla bara, avvolta in parte nella bandiera della pace, il borsalino di don Gallo e la sua sciarpa rossa. Dietro il cordone dei ragazzi della comunità di San Benedetto. Le bandiere dei No Tav (l’ultima battaglia che il prete genovese ha abbracciato), della Fiom, della pace, dell’Arci.

Così Bagnasco, la cui presenza è vista come una provocazione dalla comunità di don Gallo, riceve una selva di fischi, dentro e fuori dalla chiesa. Fuori dal Carmine cantano Bella Ciao per rispondere all’omelia dell’arcivescovo di Genova. E poi ancora applausi, un battimani continuo per coprire le parole del cardinale che contagerà tutti fin dentro la chiesa. Bagnasco sarà poi costretto ad uscire da una porta sul retro. Solo le parole di Lilli, la canonica della chiesa di San Benedetto, la figura più vicina a don Gallo, calmano le contestazioni che costringeranno Bagnasco a interrompersi. “Ragazzi. Ragazzi! Voi così non rispettate la memoria e l’insegnamento del Gallo. Lui credeva nella Chiesa, ne aveva un rispetto profondo ed era convinto che per vivere la Chiesa ha bisogno della testa e del cuore”. Poi, rivolgendosi al cardinale, ha aggiunto: “Scusi se mi sono permessa”. Da Bagnasco un gesto di accoglienza. In chiesa è tornato il silenzio. Il cardinale riprende la parola, ma conclude frettolosamente il suo discorso. Fuori dalla chiesa si continua a mugugnare: “Noi non possiamo rispettare le bugie”. Fischi e cori erano iniziati infatti dopo che Bagnasco aveva ricordato il rapporto di don Gallo con il cardinale Giuseppe Siri, laddove i conflitti tra prete e arcivescovo ormai sono storia.


Redazione

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