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Il 15 marzo 2011 le prime proteste in Siria. Oggi siamo a 80mila morti.

domenica 19 maggio 2013

Le prime proteste contro il regime alawita di Bashar al Assad iniziarono in Siria il 15 marzo 2011. Quella siriana sembrava essere solo un’altra delle cosiddette “primavere arabe” che stavano costringendo diversi dittatori della regione a lasciare la guida dei loro paesi dopo decenni di potere: col passare dei mesi, tuttavia, gli scontri tra forze governative e ribelli si sono trasformati in una delle guerre civili più violente e brutali degli ultimi decenni. Con l’aumento della violenza sono aumentati anche i gruppi coinvolti nel conflitto – islamisti, estremisti islamici, rappresentanti delle diverse etnie del paese – molti dei quali mandati a combattere in Siria per sostenere gli interessi di uno o dell’altro Stato della regione.

Di fronte alle oltre 80 mila persone uccise nella guerra, stando ai dati dell’ONU, in molti hanno cominciato a chiedere alla comunità internazionale e soprattutto agli Stati Uniti di fare qualcosa per fermare le violenze, soprattutto dopo che varie fonti autorevoli hanno parlato di uso di armi chimiche nel conflitto: questo è un punto molto importante, perché Barack Obama in passato aveva dichiarato che l’uso di armi chimiche rappresentava la “linea rossa”, superata la quale gli Stati Uniti sarebbero intervenuti in Siria con la forza.


Quello che resta da stabilire, il vero nodo del conflitto, è se c'è spazio per teorie che vedono le stesse potenze mondiali aver pianificato e spinto per arrivare alla situazione odierna.

Redazione

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