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Il pezzo del Giornale che paragona Ruby a Audrey Hepburn. Il prossimo passo sarà Madre Teresa di Calcutta.

domenica 19 maggio 2013

Dal Giornale di oggi, di Vittorio Macioce.

Chissà se Ilda Boccassini ha mai letto o visto Colazione da Tiffany. Probabile. È bella Holly. È l'archetipo dell'eleganza femminile. Sempre. Quando cammina a piedi nudi appena sveglia, quando sbadiglia, perfino quando va in giro troppo brilla il sabato sera.


Holly ha un gatto nero svampito con un collier di diamanti sul collo. È capricciosa, certo, ma le perdoni tutto. E poi ha il volto di Audrey Hepburn, e quando canta Moon River alla finestra potresti anche morire. Miss Holly Golightly è il modello che molte ragazze, dal 1958, hanno cercato di imitare. C'è qualcosa però che mettiamo sempre da parte. Anche se è lì, chiaro, sbattuto in faccia e lo scrive Truman Capote senza pudori, come faceva lui, perché la vita è vita, e non riesce a nasconderlo neppure Blake Edwards nel film, che pure più di qualcosa sfuma, per esempio gli amori saffici. Andate a vedere cosa si nasconde sotto gli occhiali scuri di Holly, scrutate cosa c'è oltre lo sguardo da cerbiatto di Audrey Hepburn e ci trovate il volto sfatto di certe notti senza fine, ci trovate una ragazza cinica e furba in fuga dalla provincia, e la paura di una vita randagia, e la voglia di dare scacco al destino per quelle carte sbagliate pescate all'inizio del gioco. E la voglia di sicurezza, quella che arriva solo dai soldi e il lusso e i gioielli e a ramengo tutto il resto, costi quel che costi. La verità? Sotto gli occhiali di Holly c'è Ruby Rubacuori.

Non lasciatevi ingannare dalla musica di Moon River. Ruby e Holly sono la stessa persona. Impossibile? Andate oltre. Holly spara cavolate, spesso. «È una matta autentica. E sai perché? Perché Holly è convinta di tutte le idiozie che afferma». Holly porta a spasso un nome che non è suo. Lula Mae sta a Holly come Karima El Mahroug sta a Ruby. Holly è furba, di quella furbizia che solo le comari del paesino, le stesse di Bocca di Rosa, possono definire «orientale».

Holly non ha scrupoli. Non si affeziona. È randagia. «Qualche volta è bello essere presa per una balorda». Holly vuole solo dimenticare l'odore del posto da cui viene ed è per questo che sorride ai miliardari. Non vuole essere un modello per nessuno. E non lo è. Perché bisogna guardare il mondo con i suoi occhi, pensare che il tempo corre e quelle come lei non hanno voglia di aspettare e allora cercano la strada breve, la scorciatoia, ed è una storia antica. Non è solo per i gioielli o per fare colazione da Tiffany. È per riscattarsi e guadagnarsi la sicurezza che il destino non sempre ti offre al primo colpo. «Certe luci della ribalta rovinano la carnagione, a una ragazza».



Ci sono altre strade. Ma chi siamo noi per condannare Holly e le sue paure? No, dottoressa Boccassini, l'idea di fare in fretta non è un'invenzione di troppe giovani delle ultime generazioni. Vada a rileggersi Capote. Il mondo non è cambiato vent'anni fa. Quelle ragazze disposte a tutto pur di andare in televisione non sono una malattia di questo secolo. Capote quando ha scritto il romanzo aveva in mente un'altra attrice, dalla sensualità più forte, sfacciata, ancora più fragile magari, anche lei con un altro nome all'anagrafe: Norma Jean, o se preferisce Marilyn Monroe. La ragazza di Los Angeles che per fare pochi metri ed arrivare a Hollywood ha fatto tappa negli uffici di troppi produttori. La finta bionda di Happy birthday Mr. President. Così forse il paragone è più chiaro. O a fare la differenza sono solo le forme, più o meno eleganti, nel tubino?

L'intuizione di Holly come Ruby è di Gaetano Cappelli, uno scrittore raffinato, che conosce quell'America poi non così lontana da quella di Capote, e sa quanto dista certe volte il mondo dalla Basilicata. Quelle come Holly, come Marilyn, come Ruby cercano un taxi di soldi e potere. Ma chissà cosa cerca invece il tassista? Il miliardario, il presidente. Fuggono anche loro, spesso dalla solitudine. Quella che ti prende quando resti solo a casa la sera e non hai uno straccio di amico con cui confidarti. Fuggono dall'ultimo fallimento sentimentale, quello che ti spezza per sempre, con tutte le croci, di moglie, amiche e amanti. È quello che spiega Richard Gere a Julia Roberts in Pretty Woman. È magari il pensiero del principe mentre guarda sul trono nudo la scarpetta di Cenerentola. Lei vuole la favola, lui una donna a cui regalarla. Non è solo una questione di sesso. È avere una ragazza di cui preoccuparsi, «un diamante allo stato grezzo». È così che l'affarista Edward Lewis (Richard Gere) definisce Vivian. Vivian arguta e con i piedi per terra: «Non stiamo insieme. Lo uso solo per il sesso».

Ricordate cosa canta Holly alla finestra? È lì che abbandona il disincanto e parla dei suoi sogni. «Moon River... due sponde per uscire e vedere il mondo. Abbiamo passato la stessa fine dell'arcobaleno. Sognatore, rubacuori, dovunque tu stia andando io verrò per la tua strada». Lei e il suo vero nome. Holly e Lula. Come Karima e Ruby. Ruby rubacuori.

3 commenti:

  1. Il pudore non vive dalle vostre parti, le provate tutte per giustificare l'uno e l'altra. Magari Holly aveva 16 anni ed era minore, gli amanti incontrati invece erano tutti presidenti degli stati uniti?
    Per non parlare dei Kennedy di cui sono certo che mai avrebbero invitato negli USA il vostro beneamato presidente padrone.

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  2. Scusate, ma il giornale e' un quotidiano fatto da giornalisti ??????? a me sembra l'organo, bugiardo, del berluschino-

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  3. per il primo commento, l'articolo è contro quello che è apparso sul giornale.

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