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L'inchiesta sui segreti di Andreotti del Fattoquotidiano.it. Seconda Puntata:Il rapporto con Sindona. E l’Ambrosoli “dimenticato”

martedì 14 maggio 2013

Dai primi passi dentro le mura vaticane (con accesso diretto all’appartamento di Pio XII) ai rapporti con Sindona. Dal caso di Wilma Montesi ai presunti contatti con Licio Gelli. E poi Salvo Lima e i boss, Ciarrapico e gli appalti. Una storia politica lunghissima, tutta vissuta nei più importanti palazzi del potere, vedendo scorrere i più clamorosi e misteriori eventi della storia del Paese. Dal dopoguerra agli anni ’90. Ecco il primo degli appuntiamenti con “Andreotti, potere e misteri”: ecco la seconda delle quattro puntate sulla storia e i segreti del Divo raccontati dal direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez.


LOTTA AGLI EVASORI – “E pensare che quando ero all’università l’unico 18 che presi in quel periodo fu proprio in scienza delle finanze”. Nel luglio del ’55 quando Andreotti torna al governo con Antonio Segni presidente del consiglio, cerca di buttarla sul ridere. Segni gli ha affidato il ministero delle Finanze e in Italia se ne sentono quasi subito gli effetti. Andreotti a Milano conosce i grandi imprenditori lombardi. Gli speculatori. I maghi della borsa. Il conte Marinotti, patron della Snia-Viscosa, gli presenta durante una riunione della camera di commercio Michele Sindona, un fiscalista che in Sicilia aveva fatto fortuna commerciando al mercato nero con la mafia e gli alleati. Andreotti resta colpito dalla sua “genialità”.

Rientrato a Roma il neo-ministro introduce una postilla all’articolo 17 della legge Tremelloni, voluta dal suo predecessore per tentare di limitare l’enorme evasione fiscale e le speculazioni azionarie troppo spericolate. La legge, tra le polemiche, viene così vanificata. I raiders ringraziano. Poi Andreotti esenta dalle tasse i diplomatici italiani presso la Santa Sede. I beneficiati dalla norma sono solo tre. Due di loro vantano parentele importanti. Sono i nipoti di Papa Leone XIII e di Papa Pio XII, il primo grande protettore di Andreotti.

Ma non è finita. Il ministro non si accorge nemmeno dei debiti miliardari accumulati daGiambattista Giuffré, un ex impiegato di banca di Imola, che raccoglieva risparmi promettendo interessi oscillanti tra il 70 e il 100 per cento. La Guardia di Finanza indaga, è vero. Ma Giuffré, legatissimo alle gerarchie ecclesiastiche, ha qualche santo in paradiso. I rapporti delle Fiamme Gialle, corredati dagli interrogatori in cui il banchiere si difende affermando che gli alti interessi promessi erano frutto di “un miracolo della divina provvidenza”, restano lettera morta. Tutta la faccenda rimane segreta. A portarla in parlamento ci penserà il socialdemocratico Luigi Preti, successore di Andreotti alle Finanze. Giulio è nella bufera. Verrà scagionato da una commissione d’inchiesta.

Il caso Giuffré, che Andreotti, esattamente come farà con lo scandalo Montesi, andrà a rivangare nel 1980 quando si troverà coinvolto nel secondo scandalo petroli, è comunque un’avvisaglia. E’ la bandierina che segna per il Paese l’inizio di una stagione fatta di mazzette, corruzione, e lotte sotterranee di potere. Alla base del malcostume sempre più spesso c’è la pratica della raccomandazione in cui Andreotti è un vero maestro. Quando scoppia lo scandalo delle banane (una truffa che, in barba alle gare d’asta, permetteva di assegnare ad imprese amiche la commercializzazione di questo tipo di frutta), si scopre che l’amministratore delegato dell’azienda monopoli banane è un suo raccomandato.

Andreotti non si scompone. Dalle colonne della sua rivista “Concretezza”, dopo aver ricordato l’esempio di Enrico Di Nicola che mai ne aveva fatta una, spiega che quello dei deputati come lui è un “nobile interessamento” e una “routine pesante non priva di incomprensioni e amarezze”. “Onore a Di Nicola”, dunque, “ma onore anche a quanti servono il prossimo in un modesto contatto umano […]”.


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