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Moda. Il diavolo veste green! di Martina Bernardini

mercoledì 15 maggio 2013

E’ noto ormai il concetto di “bio-couture” che ha il nobile obiettivo di ridurre l’impatto sociale e ambientale del lusso e della moda, senza penalizzare l’esclusività dell’eccellenza e dei prodotti. La moda, oltre ad essere di tendenza, può essere anche smart, qualora si presta particolare attenzione alla tutela ambientale. Tale sensibilità si traduce sia nell’utilizzo di materiali realizzati biologicamente, riciclati o trattati con tinture eco-compatibili, sia nella riduzione dei consumi irrazionali per affrontare, con maggiore consapevolezza e responsabilità, il problema della scarsità delle risorse presenti sul Pianeta. Questa nuova concezione della moda ha aperto differenti possibilità di business connesse all’ “eco-chic“, coinvolgendo le case di moda e gli stilisti nella ricerca e nell’utilizzo di tessuti bio-degradabili, materiali di riciclo e coloranti naturali. Gucci, il famoso colosso della moda made in Italy, ha deciso di cambiare rotta verso la sostenibilità che, allo stesso tempo, sia in grado di garantire qualità, firmando un accordo con il Ministero dell’Ambiente in occasione della scorsa Milano Fashon Week. Il ministro Corrado Clini, insieme a Patrizio Di Marco, presidente della maison Gucci, hanno messo a punto un importante progetto di moda eco-sostenibile che si spera coinvolga altre importanti aziende del settore, in modo da garantire un “effetto traino” capace di diffondere un nuovo eco-stile. La finalità dell’accordo è quella di valutare l’impronta ambientale e gli eco-costi di alcuni dei prodotti più rappresentativi del marchio Gucci, per arrivare alla riduzione dell’impatto ambientale dei processi produttivi dell’intera catena commerciale. Un progetto importante che si muove gradualmente, ma che di sicuro si tradurrà in una best practice con ricadute positive sul tessuto sociale e l’ambiente, grazie in particolare alla riduzione dei fattori inquinanti e la compensazione delle emissioni rilasciate in atmosfera. Si otterranno in tal modo prodotti carbon neutral il cui rilascio di anidride carbonica in fase di produzione e distribuzione, sarà compensato in maniera completa. Tutti questi aspetti, allo stesso tempo, andranno a soddisfare i bisogni anche di quei consumatori più esigenti e attenti a tali tematiche, dimostrando che in tema di sostenibilità ce n’è per tutti i gusti. L’accordo prevede, inoltre, una valutazione dell’impatto etico-sociale, attraverso il quale saranno valutati gli stili di vita e le abitudini di lavoro di tutti gli stakeholders coinvolti nella catena produttiva.

Non è soltanto questo noto marchio ad aver intrapreso un tale percorso orientato alla sostenibilità, anche altre etichette di pregio come Yves Saint Laurent e Stella McCartney, hanno dimostrato una particolare sensibilità rispetto alle problematiche green, aderendo ad esempio al PPR Group il quale ha deciso di lanciare una linea di prodotti smart ed eco-compatibili.

Dal 2013 tutti i prodotti realizzati con criteri rispettosi dell’ambiente riporteranno un’etichetta indicante la quantità e la qualità delle risorse utilizzate in fase produttiva.

La moda diventa sempre più eco-friendly e questo è un ulteriore segnale della crescente sensibilità che le imprese, anche italiane, stanno rivolgendo al tema dello sviluppo sostenibile. E’ un indicatore di cambiamento che ci porta a riflettere e a guardare il futuro con maggiore fiducia.





Martina Bernardini

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