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Euroscetticismo alla tedesca, il caso dell'economista Starbatty

mercoledì 5 giugno 2013

Joachim Starbatty non è un euroscettico dell’ultima ora. È da sempre contrario all’introduzione della moneta unica. Il suo attivismo contro l’Euro è un percorso intrapreso da tempo tanto che oggi l’economista tedesco è pronto addirittura a spendersi in prima persona in politica e mettere il proprio patrimonio conoscitivo a disposizione del nuovo movimento Alternativa per la Germania.
Ma Starbatty non è un politico di professione. È soprattutto un economista, un professore universitario (Dr. Dr. h.c. – come amano specificare i tedeschi) all’Università di Tubinga ed uno scrittore di saggi per il grande pubblico che lo ricorda per essere uno dei protagonisti del ricorso alla Corte Costituzionale tedesca contro l’introduzione dell’Euro e dell’ESM (il fondo di salvataggio).
Il suo recente Tatort Euro, promette bene, ma si perde in analisi economiche eccessivamente lunghe per poter essere realmente comprese da un pubblico di non specialisti. Non sembra, dunque, degno dei telefilm polizieschi che inchiodano milioni di tedeschi ogni domenica sera. Per quanto il libro non abbia uno stile accademico ed è pensato per scopi divulgativo-giornalistici, l’operazione è riuscita solo fino ad un certo punto.
L’analisi di Starbatty parte dalla genesi dell’Euro per passare poi all’incapacità della politica di risolvere il “problema-Euro” e alla contraddittoria politica di salvataggio degli ultimi anni fino all’invito dell’autore ai cittadini tedeschi a ribellarsi a questo corso della politica economica europea. Tatort Euro è anche un appello ai cittadini tedeschi. Recita il sottotitolo: Cittadini, difendete il diritto, la democrazia e il vostro patrimonio!
Joachim Starbatty non nega che l’Euro e l’Europa siano da salvare, ma il suo libro intende conservare e mantenere un Euro stabile e, così, salvaguardare i Paesi che si trovano finanziariamente ed economicamente vicini al fallimento. Ma, in realtà, le politiche di salvataggio a cui assistiamo, dice Starbatty (pag. 11), non salvano i Paesi ma le banche nazionali.
Un altro punto decisivo dell’argomentazione dell’autore (pag. 37) è l’architettura del Trattato di Maastricht e dell’Euro. Era chiaro sin dall’inizio che un’Europa con una moneta unica ma priva di uno Stato e di una struttura politica era come “una spedizione di una regione sconosciuta”. In questo senso il deficit politico dell’attuale Unione Europea è uno dei problemi da risolvere quanto prima. Ma il problema è forse ancor più complesso: già nella sua costruzione originaria l’Euro è stato pensato come troppo rigido e inflessibile senza considerare le differenze sociali ed economiche dei diversi paesi. È stato pensato come se non ci sarebbero mai state crisi. Starbatty ricorda (pag. 137) che se qualcuno fosse andato in Grecia prima dell’introduzione della moneta unica avrebbe visto un paese felice, non molto diverso da oggi (con molti asini invece di auto per le strade). Non sarebbe cambiato nulla se la Grecia non avesse introdotto la moneta unica, oggi questo Paese è vicino al collasso proprio perché è all’interno dell’Europa. Eppure che i conti greci fossero stati truccati lo si sapeva dai primi anni del 2000.
Altro pilastro dell’argomentazione di Starbatty è la miopia della politica. L’autore si sofferma soprattutto sulla classe politica tedesca recente, da Kohl a Schröder fino a Merkel. Tutti responsabili, con gradi e intensità evidentemente differenti, del fallimento dell’Euro e di quest’Unione Europea. Proprio su Merkel si sofferma più a lungo. La Cancelliera è accusata di procedere passo dopo passo senza una visione complessiva. Il Fiscal Compact ha aggravato la crisi e la retorica del “più Europa” non vale più perché nasconde, secondo l’autore, “più competenze per Brussel” (pag. 257).
Starbatty sottolinea, inoltre, come ciò che affascina i cittadini europei non è l’Europa politica, ma quella culturale. L’autore di Tatort Euro ricorda, tra gli altri, un discorso di Jean Claude Trichet del 2 giugno 2011, in occasione del ritiro del Karlpreis, dove l’allora Banchiere Centrale vedeva la cultura come uno dei pilastri dell’Europa: “Le radici della progetto-Europa sono nella sua unità culturale” (pag. 267).
Naturalmente Starbatty critica anche il corso della Banca Centrale Europea inaugurato da Mario Draghi. L’autore è ascrivibile alla scuola di pensiero, tipicamente tedesca, che teme l’aumento dell’inflazione. Tuttavia, Starbatty non è un anti-europeista tout-court. Il suo libro ha un fondo di sano europeismo che non può essere nascosto o non visto e che viene ulteriormente evidente da un divertente quiz a cura di Hans Magnus Enzesberger all’inizio del libro e che mette alla prova la nostra ignoranza con una serie di concetti, sigle e opinioni diffuse sull’Europa.
Tatort Euro è un contributo per una moneta unica diversa e a un’Europa più forte. Come poi quest’Europa debba materialmente concretizzarsi, resta, però, una questione aperta.
Joachim Starbatty, alla fine del libro (pagg. 304-5), in un capitolo Cosa possono fare i cittadini?, afferma che nessun partito rappresenta un’alternativa alla politica europea degli ultimi anni, perché tutti quelli rappresentati nel Bundestag – dalla Linke ai Liberali – sono per le recenti politiche di salvataggio. In realtà, in Germania, ad aprile scorso, è nato un nuovo partito, Alternativa per la Germania, di cui proprio Joachim Starbatty guiderà la lista nella circoscrizione di Berlino. La naturale evoluzione del lungo percorso dell’economista tedesco contro l’Euro. 

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