Twitter Facebook Google Plus LinkedIn RSS Feed Email

Hell's Kitchen, Roma.

lunedì 17 giugno 2013

Se fotografi bellezza, assorbi bellezza. Se fotografi disagio, incameri il disagio.
Partito come un reportage pigro, di domenica sera, Roma vuota per il sole e le conseguenti fughe al mare, dopo quattro giorni di Harley Davidson che spuntavano in ogni angolo della città(anche qui) provenienti da Ostia, dove piu' di 50000 Harleys da tutto il mondo si erano radunate, per arrivare sino alla benedizione del Papa nuovo.
Partito come un reportage pigro, fotografando dal balcone di casa, quello che scherzosamente avevo pensato di intitolare Hell's Kitchen, per le strutture angolari e superiori degli uffici che la notte si trasformano in lanterne con profumo di America; partito come un reportage pigro, il titolo del reportage è diventato profetico.
Perchè a qualche centinaia di metri da me c'è Tormarancia. Ma piu' di questo, la vera scoperta è stato un palazzo, anch'esso un ex ufficio con sopra i manifesti dello Tsunami Tour, da cui proveniva musica di festa sudamericana.
Un ufficio grande, immenso, con specchi vetrati verdi.
Sotto, nell'androne, vedo Capoverdiani o Brasiliani, dalla fisionomia.
Poi tratti indii, di cileni, peruviani, patagoni.
Vado dall'altra parte della strada, e mi urlano contro. Per fortuna conosco lo spagnolo, con accenti argentini, cubani  e peruviani. E un pò di portoghese.
Mi sposto dalla parte lunga dell'ufficio, quella nascosta, e appare un uomo, giovane, col chiaro accento argentino.
"E' un ufficio occupato, dove viviamo pacificamente. "Aqui es todo convivial", mi dice l'argentino. Poi si affacciano quelli che prima mi avevano insultato, tra di essi sopratutto un uomo il cui accento mi sembra rumeno. Questa volta scherza, fa il gesto di spararmi, ma col sorriso, almeno spero. Un  adolescente peruviano mi grida che non posso fotografarli, in perfetto italiano, dev'esser nato qui. Mi chiedo che ci fa in quel palazzo.
Piano piano prendo confidenza, "Yo estoy con ustedes, soy por el socialismo, por las causas sociales".
Parole sante. I toni si ammorbidiscono, e arrivo all'androne da dove proviene la musica, parlo un pò con qualcuno degli abitanti di questo strano palazzo "mi casa es tu casa" incredibilmente presente e incredibilmente invisibile alla zona ancora residenziale di Roma Sud.
Contento di aver parlato con loro, con qualche promessa reciproca in quei piccoli dialoghi sospesi tra il Sud di Roma e il Sud dell'America , mi dirigo verso Tormarancia.
Qui il disagio, mentre fotografo, diviene forte. Nonostante nessuno mi fermi per la mia macchina fotografica(in Italia, a differenza dell'estero, viene considerata peggio di un'arma), a parte un simpatico vecchietto che mi chiede di pagare per uno scatto a un murales, sento il profumo di quello che sentivo da adolescente quando (raramente) mi spostavo dal mio quartiere, Poggio Ameno, per attraversare questa zona.
Sento le storie che si sono ripetute quasi quotidianamente qui, e fotografare diventa doloroso.
Tutta l'eroina degli anni 80 e 90, tutti i morti, gli omicidi, mi salgono su e la fitta di dolore, l'empatia diviene dura da sostenere. Mi aggrappo a una Chiesa, Nostra Signora di Lourdes. Chissà quante volte ha pianto Maria a Tormarancia.
Chissà quante volte le madri hanno pianto per i loro bimbi. Non è pietismo. E' l'aria che si respira. Puzza ancora di dolore, lo vedi dai volti persino allegri di gente sospesa tra la povertà e la Cristoforo Colombo. Lo scherzo iniziale, il titolo ironico, Hell's Kitchen, diviene terribilmente reale.
Speriamo che arrivino DareDevil e Spiderman a rendere piu' leggera l'aria.
Il prossimo reportage lo faccio in un sexy shop.

Ps: le foto drammatizzate, concettuali e colorate rispondono proprio alla voglia di evadere o esprimere con forza quelle sensazioni.


Simone Lettieri




























0 commenti:

Posta un commento

 
Copyright © -2012 Full Politic All Rights Reserved | Template Design by Federico Stentella (Sondaitalia) | INFOGRAFIE.COM