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Napster: il ritorno!!! Stavolta è tutto legale ed a pagamento (ovviamente)!!! di Valentina Russo

sabato 8 giugno 2013


L’erba cattiva non muore mai, recita uno dei mille proverbi delle nonne; ed anzi ritorna con un nuovo make-up. È il caso di Napster1, storico marchio pioniere del file-sharing della musica digitale. Trasformato in un servizio di musica in streaming a pagamento: 10 euro al mese per un catalogo di 20 milioni di brani da ascoltare senza limiti; i primi 30 giorni di prova sono gratis, al termine dei quali si potrà decidere se sottoscrivere o abbandonare il servizio.



Per chi frequenta Internet da un po', Napster è un nome che evoca i primordi del file-sharing e le battaglie condotte contro quella che divenne la più grande piattaforma di distribuzione illegale di musica. Napster nacque come client di un programma di condivisione file peer-to-peer di massa che alla fine degli anni '90 era sinonimo di "download libero, gratuito e illegale".
Creato da Shawn Fanning e Sean Parker, fu attivo dal giugno 1999 fino al luglio 2001. Conobbe la sua diffusione su larga scala a partire dal 2000, fino a quando una sentenza del 24 settembre 2001 non costrinse i server di Napster a chiudere l’attività, a causa della ripetuta violazione di copyright. La sua debolezza fu, allora, nell'aver bisogno di sistema di server centrali per funzionare, che mantenevano la lista dei sistemi connessi e dei file condivisi, mentre le transazioni vere e proprie avvenivano direttamente tra i vari utenti. La popolarità raggiunta, però, fece sì che il marchio non sparisse; ed infatti ora Napster è tornato, e stavolta è perfettamente legale.
Nel corso degli anni è passato di mano in mano finché, all'inizio del 2012, approdò a Rhapsody, un servizio di streaming musicale in abbonamento, il quale si prese l’incarico di riportato in vita, seppure sotto una nuova forma. Ora, un anno e mezzo dopo, tale promessa è diventata realtà. Napster è sbarcato in 14 Paesi europei (a cui si devono aggiungere USA, UK e Germania dove è attivo dal 2011), tra cui l'Italia, per offrire la piattaforma di Rhapsody là dove la memoria dell'originale software è ancora viva.
Il servizio offre tutta la musica disponibile in catalogo – 20 milioni di canzoni, pari a quello offerto dai concorrenti – per un abbonamento da 10 euro al mese, da ascoltare in streaming web e mobile senza interruzioni pubblicitarie. I dispositivi tramite cui si può accedere al servizio sono, oltre a pc e laptop, smartphone e tablet Apple e Android, i sistemi di home-entertainment che supportano l'app (al momento solo quelli di Sonos) e per chi possiede una Bmw comprata di fresco, anche l'impianto stereo in auto. La qualità dei file è buona, 256kbps, ed è possibile scaricare una playlist per poi ascoltarla quando non si è connessi a Internet.
Se al tempo del primo lancio sul mercato Napster era re indiscusso del file-sharing, senza concorrenti, oggi il mercato ha decisamente un aspetto diverso: la concorrenza è e sarà feroce.
La guerra del download musicale l’ha vinta da tempo iTunes, ma quella dello streaming, ovvero la possibilità di ascoltare musica direttamente dalla rete, senza dover scaricare nei propri dispositivi, è tutt’ora in corso. Mercato interessantissimo perché le cifre di crescita negli abbonamenti e nell’interesse del pubblico sono notevoli, perché con lo sviluppo della banda larga è sempre più semplice ascoltare la musica che si vuole quando si vuole e dove si vuole, senza doverla scaricare e conservare, e perché per il pubblico dei più giovani l’alternativa dello streaming è decisamente economica.
Per la parte streaming a fare la parte del leone sono per adesso due aziende europee, Spotify, svedese di nascita ed inglese di residenza odierna, e Deezer, francese. Sono loro a contendersi il dominio di un mercato che in realtà vede altri concorrenti di rilievo, come Rhapsody appunto – il marchio che ha acquistato e fatto rinascere Napster – il più “antico” dei servizi di streaming, con dodici anni di storia alle spalle e poco meno di un milione di abbonati. Da non dimenticare anche il recente Google Play Music All Access, un servizio di musica on-demand, e l'imminente iRadio di Apple (o comunque si chiamerà il servizio) che, sebbene in ritardo, hanno alle spalle dei giganti del settore.
La vastità dei cataloghi è analoga, così come le offerte di prezzo sono molto simili a quelle dei concorrenti. La differenza potrebbe farla proprio la caratterizzazione per i singoli mercati nazionali. O almeno questo è ciò che si augurano in Rhapsody. «Sappiamo che in pochi anni soltanto pochi attori sopravviveranno in questo mercato» ha ammesso Jaimee Minney, portavoce di Rhapsody. La speranza è quindi che la capacità di sopravvivere mostrata da Napster sia ancora viva e che gli affezionati allo storico marchio, orfani da un oltre decennio, siano disposti a riallacciare la liason bruscamente interrotta.

Valentina Russo 

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