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Berlusconi amico del dittatore kazako fa rimpatriare Alma. Sotto gli occhi omertosi della sinistra.

giovedì 11 luglio 2013

Il rimpatrio di Alma rischia di diventare un nuovo caso Ruby (Fabrizio d’Esposito e Davide Vecchi).

Il rimpatrio forzato di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, 6 anni, in Kazakistan rischia di creare serie difficoltà al governo Letta. Il premier ha avviato l’indagine interna e ieri nel pomeriggio c’è stato un incontro al Viminale cui ha preso parte anche il presidente del Copasir, il leghista Giacomo Stucchi insieme ad Angelino Alfano, ministro dell’Interno. Sul tavolo la ricostruzione del trasferimento della donna prima dalla villa di Casal Palocco al Cie di Ponte Galeria, nella notte tra il 29 e il 30 maggio, poi il rimpatrio nella capitale kazaka, Astana, il giorno successivo. Ci sono diversi dubbi su entrambi i passaggi.

ALCUNI dei quali sollevati dai legali dei familiari e confermati, a quanto si apprende, anche da una relazione preparata dalla Questura di Roma che ha effettuato il blitz notturno nella villa di Casal Palocco. Nell’operazione, infatti, oltre agli uomini della Digos sono stati coinvolti militari di altri reparti. Ernesto Gregory Valenti, avvocato dei familiari, ieri nel corso di una conferenza stampa in Senato organizzata dal senatore del Pd, Luigi Manconi, ha parlato dell’esistenza di “un documento agli atti secondo cui una società di sicurezza italiana è stata incaricata, penso da una società di sicurezza israeliana, di sorvegliare la villa prima dell’irruzione della polizia”. Inoltre, a quanto si è appreso, la questura aveva già ricevuto una prima richiesta di trasferimento forzato al quale però non è stato dato seguito perché non era accompagnata da un provvedimento di espulsione e si è così reso necessario attendere il mandato di cattura internazionale a carico della donna.

I passaggi sono ancora tutti da accertare. Ma nella vicenda il ruolo degli uomini della Questura è ritenuto “assolutamente corretto” anche al Viminale. I dubbi sono semmai sui modi di azione scelti da Alfano. Il vicepremier , infatti, sarebbe intervenuto su chiamata diretta ricevuta dall’ambasciata del Kazakistan senza avvisare né il ministero degli Esteri né Palazzo Chigi. Ipotesi questa confermata anche dalla ricostruzione del trasferimento ad Astana: il jet privato è stato noleggiato in Austria al mattino e a bordo c’era il console del Kazakistan che ha preso in consegna Alma e sua figlia.

La donna è stata rilasciata dal Cie prima ancora che venisse identificata correttamente con i documenti che l’ambasciata avrebbe dovuto inviare ed è invece stata schedata come immigrata clandestina. Le presunte responsabilità di Alfano, insolitamente premuroso, fanno dire sottovoce a vari ambienti istituzionali e politici che “possiamo trovarci di fronte a un nuovo caso Ruby”.

UN PASTICCIO, stavolta, però ancora più tragico. Anche perché da Alfano si arriva in un lampo all’amicizia tra Berlusconi e il dittatore kazako Nazarbayev. Molto dipenderà anche dal grado di credibilità delle risposte che forse oggi stesso darà in Parlamento il vicepremier nonché ministro dell’Interno. Nel governo e anche nel Pdl questa vicenda comincia a mettere paura e alcune fonti anticipano che Alfano sostanzialmente si trincererà dietro la relazione della questura di Roma. La linea di difesa si baserà sul fatto che la donna è entrata in Italia “sottraendosi ai controlli di frontiera” e, inoltre, la sola assenza sul documento di timbri o visti di ingresso “legittimava il provvedimento di espulsione, ai sensi del decreto legislativo 286 del 1998 perché trovata in possesso di un passaporto diplomatico risultato falso e irregolarmente soggiornante sul territorio italiano”. Il documento, a quanto riferiscono ambienti del Viminale, “presentava evidenti segni di contraffazione ed era mancante di timbro o visto di ingresso in area Schengen”. Alla luce di queste irregolarità “la donna è stata deferita all’autorità giudiziaria per i reati commessi con l’esibizione del falso passaporto e proposta al prefetto di Roma, in quanto clandestina, ai sensi del decreto n. 286/98, per l’emanazione del provvedimento di espulsione”. I legali della donna smentiscono da giorni il canovaccio questurino : il passaporto era regolare e mancavano le autorizzazioni della magistratura. Ieri, Riccardo Olivo, altro avvocato della Shalabayeva, ha detto che c’era solo “una nota dell’Interpol” che poi però non è stata allegata agli atti. Olivo ha parlato durante un’audizione alla Commissione straordinaria diritti umani del Senato, presieduta da Manconi. Prima di lui Lyudmyla Kozlovska, presidente della Open Dialog Foundation, ha detto ai senatori presenti che questo scandalo “è uno stupro dei diritti umani condotto non in Kazakistan ma in un paese occidentale”. Cioè da noi.

Da Il Fatto Quotidiano del 10/07/2013

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