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Bruce Lee, nel luglio del 1973 la morte di un simbolo universale. 40 anni di un mito.

giovedì 4 luglio 2013

Il 20 luglio 1973, a Hong Kong, un malore stroncò il divo planetario. Capace di coniugare cinema e arti marziali, di creare un ponte tra Oriente e Occidente. Imitato da grandi autori come Ang Lee e Tarantino. In Italia l'omaggio sul piccolo schermo

La storia degli uomini che hanno lasciato un segno, nell'immaginario collettivo, è quasi sempre una storia di simboli. E il caso di Bruce Lee non sfugge alla regola. Prendiamo la tuta gialla: indossata nel suo ultimo film uscito postumo anni dopo la morte, L'ultimo combattimento di Chen, è stata riprodotta da Quentin Tarantino per la Uma Thurman guerriera di Kill Bill. O i nunchaku, tradizionali armi contadine del suo paese d'origine composte da due bastoni e una catena, e che noi spettatori conosciamo grazie a pellicole come Dalla Cina con furore. O ancora il Jeet kune doo, lo strano ed eclettico "stile non stile" di arti marziali creato dal divo: un mix di kung fu, scherma, boxe, velocità e potenza. Per non parlare di una delle scene di combattimento più cult - ma anche più belle - del cinema: quella in cui lui (in L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente) si confronta con un giovane Chuck Norris, sullo sfondo del Colosseo. Sequenza che richiese tre giorni di riprese e venti pagine di storyboard, disegnate in prima persona dal protagonista.


Redazione

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