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Caro amico ti scrivo...sul ministro Kyenge e la clandestinità. Simone Lettieri

sabato 20 luglio 2013

L'ultimo editoriale, probabilmente anche per una mancanza da parte del sottoscritto, ha scatenato una reazione dura di un caro amico che, tra le altre cose, opera con gli immigrati e i clandestini.

Dal che ho dedotto che quello che volevo esprimere o è stato espresso male o è stato non compreso. O magari entrambe le cose.

La prima parte poneva l'accento su come in Italia ci sia ancora un politically correct diffuso, e un'ignoranza nell'accoglienza dello straniero, per cui si possono offendere molte categorie, ma se si tratta di persone di colore, in questo caso il Ministro Kyenge, si alza un polverone e voci di schifo.
Che in una situazione normale sarebbero la normalità: da noi, a sensazione, mi sembrano un'ulteriore forma di razzismo al contrario. Nel senso che vedo molti di quelli che stigmatizzano Calderoli, o chi per lui, puntare il dito verso i "rumeni, gli zingari, gli albanesi, etc.
Mi rendo conto che forse questo tipo di pensiero è ancora prematuro per l'unico paese europeo in cui l'immigrazione è un fenomeno del passato prossimo e del presente: non è cosi' in Francia, in Germania, in Spagna, nei Paesi del Nord Europa.

Il secondo punto, assai piu' importante, riguardava la proposta del Ministro di abolire il reato di clandestinità e di soggiorno illegale: partendo dal presupposto che se uno Stato ha delle leggi e' giusto farle rispettare, concordo sul fatto che se sono i piu' deboli a dover pagare lo Stato si estranea dal suo compito principale, la difesa delle minoranze innanzitutto.
Per me il principio "mi casa es tu casa" è un principio abbastanza condivisibile.
L'immigrazione e' un fenomeno serio trattato in Italia spesso con inesperienza e mancanza di efficacia, nelle strutture di accoglienza cosi' come nelle possibilità date a chi viene da situazioni in cui rischia la propria vita nella speranza di costruirsene una nuova, diritto universale che dev'essere garantito a tutti.
E l'Italia, e gli italiani, sopratutto chi sta piu' in alto nella scala sociale, in questo sono spesso razzisti.
Quando si parla di politica allo stesso tempo, c'è da fare un esercizio di cuore  e uno di razionalità:il cuore dice che questo momento, in cui molti italiani(5 milioni) e immigrati si trovano in una situazione di povertà, potrebbe essere proprio quello giusto per un avvicinamento e un passo avanti, un abbraccio tra esseri umani senza divisione di razza, cosi' come sancisce la Costituzione ma prima ancora il buon senso.
Quello che sottolineavo, e forse non è venuto fuori con forza, è il pericolo nel proporre le abolizioni di reato di cui sopra in questo momento.
Io mi fido molto piu' degli italiani che dei politici che li governano; questi ultimi però, che ci hanno abituato al peggio del peggio negli ultimi 30 anni, potrebbero sfruttare una situazione di lotta tra poveri per vantaggi personali: da sempre l'insicurezza è sinonimo di voti reazionari e quindi a favore della casta attuale.
Questo sottolineavo, forse una paura eccessiva e magari anche fuori luogo, perchè certi diritti vanno garantiti a tutti sempre e comunque.
Spero nella civiltà della maggioranza della nostra popolazione nel comprendere che chi viene da fuori è perfettamente uguale a noi.
Ascoltando certi commenti per strada, quella paura di scontro tra poveri a volte riemerge.
E allora mi chiedo ancora se è questo il momento piu' opportuno per proporre determinati passi avanti che potrebbero avere un effetto boomerang.

Simone Lettieri

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