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I Litfiba tornano alle origini! L' intervista.

martedì 9 luglio 2013

Il tour, che ha preso il via il 30 giugno, permette ai Litfiba di portare sul palco i tre album forse più significativi della loro carriera e di ispirazione per molti gruppi del rock italiano. Piero Pelù e soci presentano Desaparecido (1985), 17 Re(1986), Litfiba3 (1988). Accanto ai componenti originali della formazione, Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, alla batteria c’è Luca Martelli, perfetto nel tenere il ritmo. Ieri l’hangout a poche ore dall’inizio dell’esibizione in Piazza Napoleone, ha permesso a cinque fan nostri lettori, di chiacchierare con i loro artisti preferiti. Ecco le loro domande.

Perché questo ritorno live e antologico?
«Tutto è nato il 1° giugno dell’anno scorso. Un giorno importante per noi poiché volevamo celebrare con un concerto l’anniversario della morte del nostro batterista storico Ringo De Palma. Di concerto in concerto l’emozione era talmente forte e la gente ha risposto così bene da invitarci a continuare con un tour».

Avete scelto questo tipo di formazione con Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo. Perché?

«Era il minimo tornare a suonare con loro proprio per riprovare le emozioni dei nostri primi dischi».

Siete tornati in piazza e ci si chiede se, data la vostra sensibilità per le cause umanitarie e sociali, volete prestare la vostra voce per chi non ne ha, parlando di quello che sta succedendo in Siria, piuttosto che in Egitto o in altri luoghi del mondo molto caldi.

«Canzoni della nostra discografia come Istanbul, Oro nero o Il vento possono descrivere bene il nostro disagio quando assistiamo a scene come quelle che si vedono nei tg. La violenza che una volta colpiva la nostra fantasia adesso è cresciuta ed è reale».

La tecnologia e i talent show stanno svilendo e indebolendo il rapporto fra band e fan che negli anni Ottanta era molto più sentito e vicino?
«Questo è un periodo di mutazione. La musica ha perso la capacità di accompagnarci nella vita di tutti i giorni e di formarci culturalmente. Non è colpa di internet o dei format. La musica la si trova dappertutto e noi andiamo dappertutto dove possiamo incontrare i fan. Non sappiamo come cambierà ma è ciò che sta succedendo è un processo evolutivo in essere che magari fra cinque o dieci anni vedremo con altri occhi».

Farete mai un’opera sinfonica con la vostra musica?
«Dopo l’Eneide che facemmo tempo fa probabilmente ci lanceremo in altre esperienze. Le tecnologie di oggi permettono “voli musicali” che nemmeno si possono immaginare quindi, perché no?».


Da La Stampa.

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